La discriminazione diretta è una situazione in cui una persona è trattata meno favorevolmente di un’altra in base alla sua appartenenza ad un sesso.
Probabilmente stai subendo una discriminazione diretta:
- se a un colloquio di lavoro ti vengono fatte domande sullo stato di gravidanza, sulle tue intenzioni matrimoniali o di avere figli
- se al rientro dalla maternità o a seguito della fruizione di un congedo parentale ti vengono assegnate mansioni inferiori a quelle precedenti
La discriminazione indiretta è invece una situazione in cui un criterio apparentemente neutro può svantaggiare una persona di un sesso rispetto ad una persona appartenente al sesso opposto, a meno che questo criterio non sia giustificato.
Probabilmente stai subendo una discriminazione indiretta:
- se all’atto dell’assunzione vengono richiesti uguali requisiti fisici tra donne e uomini, ad esempio di altezza o di forza, a meno che non siano giustificati dalla tipologia di lavoro
- se nell’annuncio di lavoro è indicato come requisito professionale appartenere all’uno o all’altro sesso a meno che non costituisca un requisito essenziale per quella prestazione (ad esempio l’annuncio riguarda l’assunzione in attività della moda, dell’arte o dello spettacolo)
La legge vieta ogni forma di discriminazione fondata sul sesso nell’accesso al lavoro, nell’attribuzione di qualifiche, nell’assegnazione delle mansioni, nella progressione di carriera, nelle retribuzioni, nell’accesso alla formazione professionale.
Qualora si ritiene da aver subito un discriminazione fondata sul sesso è possibile rivolgersi a degli organismi di tutela come la Consigliera di Parità.
Nei casi di discriminazione la Consigliera di Parità può:
- avvalersi della procedura di conciliazione cercando di trovare soluzioni che rispettino entrambe le parti (lavoratrice o lavoratore e datore di lavoro)
- agire in giudizio cercando una tutela giudiziaria davanti al Giudice del Lavoro o davanti al Tar competente sul territorio, o su delega della lavoratrice o del lavoratore, o intervenendo nei giudizi promossi dagli interessati
Le molestie sessuali sono una forma di discriminazione diretta.
Per molestie sessuali s’intende un comportamento indesiderato connesso al sesso che ha lo scopo o l’effetto di violare la dignità della persona che lavora e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo nel luogo di lavoro.
Il mobbing è una discriminazione diretta sul luogo di lavoro.
Il termine Mobbing deriva dall'inglese to mob, che significa "aggredire in modo tumultuoso" e consiste nell’escludere, dequalificare, umiliare o ridicolizzare un/a lavoratore/trice.
E’ caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti ripetuti nel tempo in modo sistematico e abituale, da parte del datore di lavoro o/e dei colleghi, aventi connotazioni aggressive e denigratorie, tali da comportare un degrado delle condizioni di lavoro e compromettere la salute, la professionalità e la dignità della lavoratrice o del lavoratore. Lo scopo del Mobbing è quello di eliminare una persona che è, o è divenuta, in qualche modo "scomoda", distruggendola psicologicamente e socialmente in modo da provocarne il licenziamento o da indurla alle dimissioni.
Il Bossing (o Mobbing strategico) è un termine che deriva dall’inglese to boss, che significa “comandare” e che assume i contorni di una vera e propria strategia aziendale di riduzione o razionalizzazione del personale, oppure di semplice eliminazione di una persona indesiderata.
Il Bossing viene compiuto dai quadri o dai/lle dirigenti di un’azienda con lo scopo preciso di indurre il/la dipendente divenuto/a "scomodo/a" alle dimissioni.
Il Bossing è una discriminazione diretta sul luogo di lavoro.
Consigliera provinciale di parità - Micaela Venturi
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La consigliera riceve su appuntamento lunedì e giovedì dalle 12.30 alle 15.30.
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